Nel movimento che (non) c’è: guerra, lotte, organizzazione
Incontro pubblico: il 19 maggio 2026, ore 16:30 alla Sapienza, Aula 6 del Dipartimento di Lettere e Filosofia La guerra e noi A oltre due mesi dall’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti all’Iran, dalla reazione iraniana, dallo sconfinamento del conflitto in Libano e in tutta la regione, lo scenario di guerra non cessa di approfondirsi. Il tira e molla sullo stretto di Hormuz mostra che non si tratta di un semplice déjà vu: mentre Israele continua imperterrita la sua politica espansionista, le confuse scorribande trumpiane non pretendono alcuna “esportazione della democrazia”, ma affermano l’ideologia militarista e la legge del più forte. Anche i richiami alla difesa dell’Occidente non riescono a nascondere che esso è oggi tutto fuorché un’entità unica e monolitica. D’altra parte, i riverberi globali della guerra e i suoi intrecci energetici, finanziari, infrastrutturali, geopolitici, mostrano la molteplicità degli attori in campo. Lo scarto non è solo ideologico, ma materiale: siamo di fronte a una fase che non si spiega con il ritorno al passato o rassicuranti invocazioni all’anti-imperialismo. L’impressione è quella di essere davanti a uno schema che si ripete in ogni situazione di crisi o di stallo: una pratica della forza che non passa per alcuna

